Sonno e sogni: quali le fasi?

Tutti conosciamo la fase REM, ma ce ne sono altre ed ugualmente importanti per il nostro benessere.

Sonno e sogni quali le fasi?

Abbiamo sempre sentito parlare dell’importanza che il riposo ha per quanto riguarda il nostro benessere nella vita quotidiana, ma i motivi per cui sia così fondamentale sono molto meno noti.

Siamo abituati a concepire il dormire come una condizione di stasi completa del nostro organismo, anche se non è assolutamente vero! Sebbene non ne abbiamo una diretta percezione infatti, mentre riposiamo capita spesso di cambiare posizione nel letto, variare il ritmo del respiro, cambiare addirittura il ritmo della propria attività cerebrale…

Il sonno si articola in diverse fasi, quattro in totale, ognuna delle quali riveste un ruolo fondamentale; queste fasi si ripetono ciclicamente più volte (in media 4/5 cicli consecutivi) durante un’ordinaria notte di riposo.

I primi tre stadi del sonno sono classificati come stadi non-REM o NREM, l’ultimo è il celeberrimo stadio REM -Rapid Eye Movement, che allude all’elevata sia rapidità dei movimenti oculari sia attività cerebrale.

Vediamo nel dettaglio come si articolano queste fasi:

Sonno N-REM o non-REM: ha un ruolo basilare nel ristoro delle energie fisiche

1. Stadio di semi-coscienza o di addormentamento: è il passaggio dalla veglia al riposo, in cui il nostro corpo inizia a rilassare la muscolatura e l’attività delle onde cerebrali inizia a rallentare. Nonostante non duri molto, è possibile già in questa fase avere esperienze ipnagogiche, ovvero sensazioni un po’ frammentarie assimilabili ai sogni. Se si è svegliati durante questa fase, capita spesso di non ricordare la memoria a breve termine.

2. Stadio di sonno leggero: prosegue l’addormentamento del corpo, la muscolatura si rilassa ulteriormente. Qui compaiono i cosiddetti fusi del sonno, ovvero delle onde cerebrali che scoppiano in modo oscillatorio, visibili tramite un EEG (elettroencefalogramma) e utili a inibire l’elaborazione delle informazioni non necessarie acquisite durante la giornata. Oltre a questi compaiono anche i complessi K, altre onde cerebrali fondamentali per sopprimere gli stimoli che il nostro cervello potrebbe ricevere dall’esterno e che disturberebbero il nostro sonno. È questa la fase più lunga del nostro riposo, che può durare fino al 50% del nostro sonno complessivo.

3. Stadio di sonno profondo o Slow Wave Sleep: è la fase in cui le attività organiche si riducono al minimo da un lato, ma dall’altro è un passaggio vitale per il nostro benessere perché è in questo momento che avviene la riparazione dei muscoli e dei tessuti e il rafforzamento del sistema immunitario. Possono anche verificarsi episodi di sonno disturbato (sonnambulismo, parasonnia…), ma la scienza ci dice che non incidono sulla qualità “riparatrice” del nostro riposo. La qualità del sonno in questo stadio gioca un ruolo importante nella nostra vita sotto vari altri aspetti: è qui che produciamo l’ormone della crescita, utilissimo anche in fase adulta, avviene qui il consolidamento della memoria ed anche l’eliminazione degli “scarti” a livello dell’organismo. Se si è svegliati durante questa fase, è facile avere esperienza di disorientamento e sentirsi spaesati.

Sonno REM: ha un ruolo basilare nel mantenimento del benessere mentale

4. Stadio di sonno REM o sonno paradossale: “paradossale” perché nonostante l’attività cerebrale e oculare sia altissima in questa fase, la nostra soglia di risveglio risulta elevatissima. È lo stadio in cui sogniamo per antonomasia, ma non solo: è qui che la mente elabora tutte le esperienze vissute e le memorizza a lungo termine. Si consolida infatti sia la memoria implicita, ovvero quella non accessibile consciamente alla mente umana, sia quella emozionale. Se si è svegliati durante questa fase, sarà facilissimo ricordare ben nitidamente che cosa stavamo sognando.

In conclusione, non è importante solo quanto dormiamo complessivamente, ma ancor di più come si struttura e sviluppa il nostro riposo in ogni singola fase.
Alcune ricerche scientifiche hanno infatti evidenziato come chi ha ad esempio lo stadio 3 più breve della media, può avere come conseguenza una maggior incidenza di ipertensione e di diabete, così come chi tende a dormire nella fase REM meno del “solito”, è più incline a esser soggetto a demenza in età senile.

Sonno e sogni

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